La giornata mondiale del rene (11 marzo), celebrata in tutto il mondo con una serie di manifestazioni, a Napoli prevede un doppio appuntamento. Per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla malattia renale cronica sono stati organizzati all'Istituto Italiano per gli studi Filosofici (via Monte di Dio 15) gli incontri 'Nefrologia Donna' (8 marzo, ore 9) e Sopravvivere non basta. Qualita' della vita nella malattia renale cronica' (11 marzo, ore 9). ''Invece di distribuire i soliti mazzetti di mimose l'8 marzo - spiega il professor Natale Gaspare De Santo, ordinario di Nefrologia alla Sun - evidenzieremo il reale contributo che le donne danno nella cura di questa malattia. Nelle scuole di specializzazione oltre il 90% degli specializzandi sono donne, pero' quando ci caliamo nelle realta' piu' alte vediamo che ci son appena tre primarie e 30 posti di primariato. Per la prima volta abbiamo invitato qui le primarie e le nefrologhe della Campania, la prima donna primaria di un reparto di Nefrologia a Rovigo, Annamaria Bernardi, l'unica donna al mondo che dirige una rivista internazionale di nefrologia, Francesca Mallamaci, e la presidente eletta della Societa' italiana di Nefrologia. Le donne medico hanno un carico di umanita' superiore a quello degli uomini, le donne pazienti sono molto attrezzate a capire e sopportare il dolore''. La giornata della donna, quindi, diventa un tributo alle donne che lavorano nella sanita' e nella nefrologia. La giornata sara' anche un'occasione per comprendere come le donne pazienti vivono la malattia renale cronica ed ascoltare le testimonianze della 'nuova vita' dopo il trapianto di rene. Cristina e la sua bellissima e sanissima C., 2 mesi e mezzo, e una psicologa di Sant'Antimo, sono due pazienti del professor De Santo che da quasi 20 anni vivono con un rene nuovo. Trentatre' anni e una sanissima bambina, Cristina ha subito un trapianto a 15 anni dopo aver combattuto con la malattia renale per 10 anni. ''Sono sempre sotto controllo e prendero' farmaci antirigetto per tutta la vita'' racconta. La sofferenza di un'infanzia e di un'adolescenza vissuta assieme alla malattia gliela si legge negli occhi. ''Senza il supporto e l'aiuto della mia famiglia non ce l'avrei fatta - dice - allora come oggi, quando ho affrontato la mia gravidanza''. ''Dai 10 ai 18 anni la mia vita procedeva in questo modo, c'era il giorno della dialisi ed il giorno dopo, quello nel quale dovevo riposarmi dopo la dialisi'' racconta la giovane psicologa trapiantata a Padova. Il suo rimpianto e' quello di non aver vissuto la propria adolescenza ma non si e' persa d'animo, quando a 18 anni ha ricevuto un rene nuovo ha deciso di prendere finalmente possesso della propria vita fino ad allora gestita dalla malattia. ''Mi sono iscritta all'universita' ed oggi sono psicoterapeuta - dice -. Lo studio mi ha aiutato ad affrontare la malattia ed il trapianto. Dovro' prendere farmaci per tutta la vita, ma rispetto alla dialisi...''. •
|