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pubblicato:
 
martedì 19 gennaio 2010

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Studio sulla calvizie alla Federico II


Per la Professoressa Gabriella Fabbrocini, un campano su due alla ricerca spasmodica di rimedi

     
Calvi sin da giovani. Una prospettiva che toglie il sonno a  un ragazzo su due, tra i 18
e 26 anni. Anche se poi sono le donne ha dichiarare che una chioma fluente è l'irrinunciabile canone per avere un aspetto affascinante. C'è chi è disposto a spendere qualsiasi cifra, pur di arrestare la caduta e riottenere i capelli ormai persi e chi già si indebita, per cure mensile che eguagliano lo stipendio medio di un operaio.
E' quanto emerge da un'accurata ricerca firmata da due dermatologi napoletani,  Gabriella Fabbrocini e Giuseppe Monfrecola. Docenti all'Università Federico II, per conto della quale è stato condotto lo studio.
“Più' del 60 per cento dei giovani tra 18 e 26 anni – spiega la Fabbrocini - riferisce di avere problemi di caduta di capelli, quella fastidiosissima calvizie che può turbare l'equilibrio psicofisico di ragazzi e ragazze che affrontano un periodo già delicato che è quello della fine della scuola e dell'inizio dell' università”.
Dall' indagine condotta dai due specialisti, da tempo impegnati nella lotta alla caduta dei capelli, risulta un dato emblematico: circa il 50 per cento degli intervistati dichiara che attribuisce ai pochi capelli uno degli aspetti più importanti del proprio aspetto fisico.
“Su 200 tra ragazze ragazzi che hanno risposto al test – sottolinea ancora la dottoressa Gabriella Fabbrocini - sono i maschi i più preoccupati, probabilmente perché il problema ha riguardato il padre o altri uomini della famiglia”.
Allora, tutti alla ricerca spasmodica di rimedi. Con il pericolo, però, di imbattersi in un inutile quanto pericoloso fai da te o, peggio, di incappare in guaritori senza scrupoli alla ricerca solo di facili guadagni.
“Ma si rischia di più con cure senza alcun riscontro scientifico, che a non far nulla”, insiste la dermatologa.
I dati raccolti durante l'indagine, però, parlano chiaro: più del 60 per cento degli intervistati farebbe qualsiasi terapia per migliorare la propria capigliatura e, troppo spesso, ha avuto esperienze negative nel rivolgersi a centri non specializzati.
C'è chi si è sentito chiedere una spesa mensile di circa mille euro al mese, senza alcuna garanzia di successo e con vaghi accenni sul termine delle cure. Mentre il 30 per cento del campione si è detto disponibile a considerare il trapianto come possibile soluzione trovando, però, nell'alto costo un ostacolo insormontabile.
La crisi economica mondiale ha, dunque, fatto il suo prepotente ingresso nella terapia della calvizie. Al punto che se ne è discusso a lungo, recentemente, in tre convegni internazionali a Capri, Napoli e a Miami.
“Presso i nostri ambulatori è possibile effettuare il tricogranma e la tricoscopia, nonché il test genetico per personalizzare gli interventi che, oltre alle classiche vitamine, comprendono terapie topiche innovative ed un approccio multidisciplinare come la valutazione del profilo ormonale e tiroideo”, conclude la dottoressa Fabbrocini.
Tra le novità del momento stanno dando ottimi risultati la lasercombi, un pettine a luce pulsata, e le microiniezioni di gel piastrinico. Mentre l'uso di un prodotto farmacologico, il finasteride, si è rivelato un successo tra gli uomini tra i 18 e i 40 anni. Mentre si è scoperto inadatto per le donne, anche per le interferenze ormonali.
Gli esperti su un punto concordano: che si tratti della più classica terapia mulivitaminica, della lozioni a base di placenta o di quelle tricologiche, sempre più efficaci grazie alle nano molecole che passano senza ostacoli attraverso il cuoio capelluto, la cosa più importante è rivolgersi a persone veramente competenti.

di AlbatrosNews
   
   

 

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