Infarto, ictus celebrale e trombosi restano le tre patologie killer del mondo occidentale ma la cura con aspirina associata a un anticoagulante migliora la qualità della vita dei pazienti. E’ quanto emerge dal Campania Summit 2009, incontro multidisciplinare di discussione e approfondimento tenutosi a Napoli tra medici specialisti sulla gestione della malattia aterotrombotica sistemica, malattia spesso invalidante che ha un impatto rilevante sulla spesa sanitaria campana e nazionale.
Nel corso del convegno si è discusso delle più recenti linee guida nel trattamento delle patologie cardiovascolari, in particolar modo dei positivi riscontri terapeutici ottenuti nella cura dei pazienti grazie all’associazione dell’aspirina con il clopidogrel, un farmaco - il cui uso è stato approvato da un documento tecnico della Regione Campania del 2007 - con bassa percentuale di effetti collaterali.
“Bisogna essere un buono skipper tra la Scilla trombosi e la Cariddi emorragia” dice al termine del suo intervento Mariano Scherillo, primario di Cardiologia dell’ospedale Rummo di Benevento e uno degli organizzatori del convegno. Per gli addetti ai lavori, infatti, il trattamento della sindrome trombolitica è più complicato di quella emorragica.
“Il positivo funzionamento dell’associazione di aspirina e clopidogrel è un’ottima notizia per gli ammalati e per chi opera nel nostro settore - spiega Scherillo - la cura è allo stesso tempo potente ed efficace, poiché entrambi i farmaci riducono al minimo la presenza di recidive”. La combinazione tra antiaggreganti e anticoagulanti a volte determina nei pazienti con problemi cardiovascolari effetti collaterali gravi come ictus celebrale, emorragia urinaria e gastrointestinale. Come ridurre i rischi?
Secondo Scherillo “la strada da seguire sta nella riduzione della dose per alcune categorie come le donne, gli ammalati d’insufficienza renale cronica e gli anziani”.
Sono circa undicimila i campani reduci da infarto acuto al miocardio. Il tasso di mortalità - riferisce uno studio dei cardiologi ospedalieri della regione denominato Icaro - è più alto nelle zone interne della regione come Irpinia e Sannio, dove l’età media è più alta rispetto a Napoli e Salerno. In Italia sono stati eseguiti circa due milioni d’interventi di angioplastica. All’80% dei pazienti è stato applicato uno stent coronarico. La trombosi arteriosa invece conta sul territorio italiano circa 900mila casi, di cui il 50% va incontro negli anni successivi a un problema di origine cardiovascolare. La metà di essi non sopravvive.
”Oggi è più difficoltoso trattare le trombosi piuttosto che le emorragie” afferma Domenico Di Minno, ordinario del Dipartimento di Medicina della Federico II. Di Minno ricorda due regole di cui i pazienti devono tener conto: non tutti gli interventi chirurgici sono uguali, così come i rischi di occlusione delle arterie quando il paziente sospende l’assunzione dei farmaci. La trombosi arteriosa intanto è una patologia che colpisce sempre più anche i giovani. “Fumo, ipertensione e soprattutto il consumo di cocaina sono le cause che comportano la sindrome trombolitica, anche in chi non ha fattori ereditari o malattie precedenti” spiega Di Minno che ne sottolinea la difficoltà nel seguire attentamente la terapia anticoagulante, “fattore che dovrebbe spingere i sistemi sanitari locali a sperimentare nuovi farmaci in grado di essere assunti più facilmente dai giovani pazienti”.